Guardando l’intervista di Diaco a Ravagnani, sono rimasta profondamente colpita da ciò che ho visto.
Ho percepito il disagio di un ragazzo che, in quel momento, avrebbe forse avuto bisogno soltanto di essere ascoltato, compreso e rispettato. Invece, ai miei occhi, quella situazione si è trasformata in qualcosa di estremamente imbarazzante.
E mi domando: possibile che oggi, pur di fare televisione, si debba arrivare a mettere una persona così tanto in difficoltà?
Non tutto è spettacolo! Non tutto deve diventare argomento di discussione pubblica!
La vita privata non è un tribunale, l’amore non è una colpa e le scelte personali non sono materia sulla quale il pubblico debba emettere sentenze.
Ognuno ha il diritto di vivere la propria vita senza essere interrogato, giudicato o costretto a raccontare ciò che non desidera condividere.
E attenzione: non serve urlare, insultare o alzare le mani per mancare di rispetto a qualcuno. A volte basta non accorgersi del suo disagio, insistere quando sarebbe più umano fermarsi e dimenticare che davanti alle telecamere non c’è un personaggio da utilizzare, ma una persona con i suoi sentimenti.
Io non chiedo una televisione perfetta. Chiedo una televisione più umana.
Perché la dignità di una persona vale molto più di qualsiasi intervista, di qualsiasi ascolto e di qualsiasi momento di popolarità.
E adesso vi lascio una domanda: se al posto di quel ragazzo ci fosse stato vostro figlio, vostro fratello o una persona che amate, avreste vissuto quella scena allo stesso modo?
Perché il rispetto non dovrebbe dipendere da chi abbiamo davanti. Dovrebbe essere un principio, sempre!


